È tutta una questione di curve

È tutta una questione di curve
Quando ho iniziato a fare il fisioterapista come spesso succede ho iniziato a frequentare diversi corsi di perfezionamento in terapia manuale. Ho iniziato con il metodo Mc Kenzie, da molti soprannominato l’arte di guarire senza mani, in seguito ho frequentato il corso Mulligan, con le sue tecniche miracolose. Successivamente ho seguito il corso di terapia manuale secondo Bienfait ovvero una versione dell’osteopatia che prevede l’utilizzo di tecniche delicate per la normalizzazione e infine sono approdato al mitico Maitland, una vera pietra miliare di ben 11 settimane che, seguendo parte degli gli standard formativi IFOMT, mi ha reso un terapista manuale piuttosto completo. Man mano che proseguivo nella mia formazione mi accorgevo di una spiacevole realtà ovvero che, nonostante frequentassi corsi di crescente spessore, validità scientifica e costo, la percentuale di pazienti che riuscivo a trattare con il nuovo know how aumentava relativamente di poco, avevo raggiunto l’asintoto come direbbero i matematici, ero per cosi dire arrivato alla saturazione.Ma come mi chiedevo frequento corsi sempre più costosi, più validati scientificamente e la mia efficacia di terapista cambia di così poco? Efficacia del terapistaEbbene si! Come dico nel titolo è tutta una questione di curve come quella che Numero di corsi o di mezzi fisicirappresento qui sotto. Aumentando il numero di corsi fatti nella stessa direzione dopo un po il risultato cambia di poco. Lo stesso discorso vale per i mezzi fisici che arricchiscono i nostri trattamenti. Che svolta ci ha fatto fare la Tecar (o il primo mezzo fisico acquistato)? Quanti pazienti siamo riusciti a risolvere con successo laddove con il solo fare manuale non eravamo arrivati? Poi abbiamo acquistato il secondo, il terzo mezzo fisico e così via ci siamo trovati nella stessa condizione in cui mi trovai frequentando corsi di terapia manuale. Per questo ad un certo punto della mia crescita professionale ho iniziato ad investire il mio tempo e le mie risorse su un altro ambito ovvero quello della comunicazione ed in particolare sulla PNL anche perché l’ambito della terapia manuale era giunto ad un livello di saturazione così come quello dei mezzi fisici. .È stato un po come fare il cross training. Cosa centra lo sport vi chiederete. Ve lo spiego subito.  L’allenamento incrociato o “cross-training” è quella tecnica d’allenamento che permette, attraverso la pratica di diverse discipline sportive, anche in contrasto fra loro, d’incrementare il livello performante o di fitness di partenza. L’idea di base nasce dagli albori del triathlon, quando atleti impegnati nelle tre attività dimostravano di poter ottenere prestazioni elevate nelle singole discipline. Si iniziò a studiare come un allenamento basato su un gesto atletico (per esempio la corsa) potesse migliorare le prestazioni in una disciplina differente (per esempio il nuoto). Ecco perché ritengo che fare qualche cosa di diverso, come ad esempio un corso di comunicazione, oggi più che mai mi sembra l’unica cosa saggia per crescere e essere diversi. Dieci anni fa quando dicevi che nel tuo studio avevi una tecar venivi visto come un pioniere mentre oggi sei uno dei tanti, oggi per essere pioniere devi fare veramente qualche cosa di diverso.

Einstein diceva che solo i matti fanno le stesse cose aspettandosi risultati diversi. E tu sei soddisfatto dei tuoi risultati o vuoi ottenere di più? E cosa hai deciso di fare di diverso per ottenerlo?Siamo nel mezzo di questa maledetta crisi e nessuno a certezze sul futuro. L’unica certezza è che l’immobilità non paga e che per raggiungere i nostri obiettivi dobbiamo darci da fare.
Giuliano Mari

1 Comment

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