Cosa fare con questi dolori?

Il dolore è sicuramente il motivo principale per cui un paziente si presenta alla nostra attenzione. Uno dei modi per “misurare” il dolore e di conseguenza l’efficacia  del nostro trattamento è il Mc Gill Pain Questionnaire. (1)
Questo strumento consiste in 3 classi di parole con le quale si descrive il dolore : descrittori sensoriali, affettivi e valutativi. Sono infatti le parole (la linguistica) che descrivono la nostra esperienza soggettiva e la Programmazione Neuro Linguistica è la disciplina che studia la struttura dell’esperienza soggettiva. (2)
Oggi sappiamo che la complessità dell’esperienza globale del dolore è dovuta alla particolare organizzazione delle vie e delle regioni cerebrali implicate nella percezione del dolore.
Ad esempio, la principale caratteristica della proiezione delle vie dolorifiche all’area somatosensoriale cerebrale è la discriminazione dell’intensità,  durata e localizzazione dello stimolo.
Al contrario, aree come la corteccia orbito-frontale e il giro del cingolo, nonché l’area somatosensoriale  secondaria, l’insula e l’opercolum parietale sono responsabili della dimensione affettiva – emotiva del dolore. Ciò che più’ semplicemente chiamano “sofferenza”. (3)
I concetti sopraelencati ci danno consapevolezza che acquisire skill di linguistica e comunicazione è divenuto un elemento essenziale in quanto risulta essere la chiave d’accesso all’esperienza che il nostro paziente vive.  Uno degli assunti fondamentali della PNL è rappresentato dal fatto che, cambiando la struttura dell’esperienza che il nostro paziente sperimenta, possiamo cambiare il risultato dell’esperienza stessa. Ad esempio un dolore di uguale intensità verrà vissuto in maniera differente se vissuto in un quadro di dolore oncologico terminale o di dolore post chirurgico. La stessa intensità di dolore, o per meglio dire di nocicezione, attiverà aree diverse  in particolare quelle legate alla dimensione affettiva-emotiva del problema determinando livelli differenti di sofferenza.
Inoltre, essendo il dolore un’esperienza che non dipende dall’input sensoriale come dimostra la sindrome dell’arto fantasma (dolore in assenza di input sensoriale) bensì un output del cervello,(3) è importante avere strumenti per agire sul meccanismo di con cui processiamo gli output stessi.
Ad esempio ci sono sono studi che dimostrano come in stato di ipnosi il paziente può percepire la sensazione dolorosa ma non la sofferenza ad essa associata.
Per questo crediamo che i terapisti che non vogliono accontentarsi e  desiderano raggiungere risultati più soddisfacenti anche nella gestione del dolore nella devono arricchire il proprio back ground anche con strumenti che lavorino sulla componente affettiva-emotiva dell’esperienza dolosa.

1 Ronald Melzack. The Mc Gill Pain Questionnaire: major properties and scoring methods. Pain (1975) 277-299.
2 Programmazione Neuro Linguistica, Richard Bandler e John Grinder, Astrolabio Ubaldini Edizioni 1982.
3 L’effetto Placebo, Fabrizio Benedetti pag 92-93 maggio 2012 Carocci editore.

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